Articoli

tari_rifiuti

Rimborso sulla tassa dei rifiuti: recupera fino a 5 anni in 180 giorni

tari_rifiuti

Da tempo girano voci sulla possibilità di recuperare le somme pagate in eccesso sulla tassa dei rifiuti, ma sarà vero o si tratta solo dell’ennesima bufala?

Oggi siamo qui non solo per fare chiarezza sull’argomento, ma soprattutto per darvi la possibilità di ottenere risultati concreti.

Iniziamo con il dare una risposta alla fatidica domanda: è davvero possibile ottenere un rimborso sulla tassa dei rifiuti?

La risposta è SI.
Negli ultimi anni la tassa dei rifiuti ha subito molteplici evoluzioni passando dalla Tarsu alla Tia negli anni ’90, alla Taser nel 2013 fino ad arrivare alla Tari tutt’oggi in vigore.

Ogni variazione mantiene intatta solo la lettera iniziale T, mentre le modalità di calcolo vengono stravolte.
La conseguenza è che, nella maggior parte dei casi, gli enti locali sono impossibilitati a far fronte ai agli aggiornamenti dei parametri di calcolo presenti nei loro archivi a causa dei cambiamenti radicali nei modelli di calcolo della tassa e che continua pertanto ad essere calcolata con i vecchi parametri.

L’errata fatturazione si traduce in importi scorretti anche per centinaia di migliaia di euro, in particolare per le aziende sulle quali grava una tassazione considerevolmente maggiore rispetto a quella applicata verso i privati.

La Legge 296 del 2006 art. 1 comma 164, prevede che, “in presenza di errati versamenti il contribuente ha DIRITTO a recuperare 5 annualità arretrate e l’Ente Gestore DEVE provvedere al rimborso delle somme entro 180 gg dalla data di presentazione dell’istanza”.

Ora che abbiamo fatto luce sulla reale possibilità di ottenere un rimborso sulle somme pagate in eccesso, vediamo al secondo quesito: come posso recuperare quanto mi spetta?

Semplicemente affidando ad un esperto il compito di analizzare la vostra posizione e di procedere non solo al recupero delle somme pagate in eccesso, ma anche di ottenere agevolazione per garantirvi un risparmio per il futuro.

A chi si rivolge il servizio:

A tutte quelle aziende che hanno una fattura annua elevata – almeno 5mila euro – per Unità immobiliare.
In particolare:

  • Attività industriali di qualsiasi genere
  • Attività artigianali con capannoni in produzione
  • Catene di supermercati / Centri commerciali
  • Società di logistica e/o trasporti
  • Catene di alberghi e/o alberghi singoli
  • Case di cura – Ospedali

 

Per richiedere una preanalisi è necessario presentare l’ultima fattura ricevuta dall’Ente gestore e la planimetria dell’immobile (ogni singolo immobile è una pratica).
Ad eventuale integrazione potranno essere richiesti: Visura Camerale, Formulario dei rifiuti prodotti e smaltiti, documenti di autorizzazione per eventuali lavori di ristrutturazione, ecc.

Richiedi subito una preanalisi!

l'Euribor crolla ma non i tassi sui mutui

L’Euribor crolla sotto zero, ma per alcune banche la matematica è un’opinione.

Di certo non esiste scienza più esatta della matematica, con migliaia di regole e teoremi che ne disciplinano l’esercizio rendendola una realtà assoluta.
Eppure ancora una volta c’è chi è riuscito a rendere la matematica priva di ogni logica e a rimetterci saranno naturalmente i cittadini.
Già dal 2014 ci si interrogava sugli effetti che l’Euribor avrebbe avuto sui tassi d’interesse nel caso fosse crollato sotto zero.
Ciò che si prospettava, secondo logica, era un naturale abbassamento degli interessi sui mutui a tasso variabile il cui valore viene calcolato in base a quello dell’Euribor.
In fondo il calcolo del tasso d’interesse è frutto di una semplice somma tra il tasso fisso stabilito con la banca al momento della stipula (Spread) e l’Euribor che varia a uno o a tre mesi secondo le diverse tipologie di mutuo.
Lo scorso gennaio l’Euribor a un mese era sceso a – 0,002% ma la vera svolta è arrivata a febbraio quando anche quello a tre mesi è crollato sotto zero con un valore pari a – 0,001%.
Matematicamente parlando, sommando a un numero positivo un numero negativo otterremo un valore inferiore a quello iniziale, in questo caso lo Spread stabilito in fase di registrazione.
Mai prima d’oggi si era assistito a un fenomeno di tale portata e soprattutto mai era stata considerata l’ipotesi che potesse accadere, motivo per cui le banche sono state colte alla sprovvista non avendo “difese” contro l’eventualità di vedersi ridurre i profitti derivati dagli interessi.
Naturalmente gli istituti di credito non hanno perso tempo e sono corsi ai ripari inserendo un’apposita clausola che tuteli la quota d’interesse fisso dall’andamento ballerino dell’Euribor.
In pratica viene stabilito che il tasso d’interesse non può mai essere inferiore al valore dello Spread.
Certamente da oggi questa clausola sarà indicata su ogni nuovo contratto stipulato ma che ne sarà di quelli già in essere?
L’ipotesi più accreditata è che molti istituti bancari cercheranno di integrare i contratti già attivi inserendo condizioni diverse rispetto a quelle stabilite inizialmente, ecco perché è sempre meglio rivolgersi a un esperto prima di firmare una qualunque proposta di modifica da parte della banca.