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mutuo rata crescente

IL GRANDE INGANNO DEL MUTUO A RATA CRESCENTE.

Il mutuo a rata crescente è una soluzione spesso proposta dagli intermediari che la presentano come un’agevolazione per chi contrae un debito e magari vuole alleggerire la rata nel periodo iniziale.
Se provate a chiedere quale sia la differenza, in termini di costi rispetto ad un tradizionale ammortamento alla francese, la risposta si limiterà ad indicare una rata minore nel primo periodo che tenderà ad aumentare gradualmente andando a ripartire nell’ambito dell’intero rapporto il capitale inizialmente ridotto.

Il particolare che nessuno puntualizza è come questa manovra comporti una maggiore incidenza degli interessi che, a parità di tasso andranno a svilupparsi su una sorte capitale maggiore.
A parità di tasso applicato sulle singole rate il costo del credito sarà in realtà maggiore rispetto a quanto indicato sul contratto di stipula violando pertanto non solo i termini di trasparenza bancaria ma celando un tasso ultralegale del quale il mutuatario non è cosciente.

La differenza rispetto ad un piano di ammortamento standard varia da poche migliaia di euro a svariate decine di migliaia che concorrono a rendere il mutuo a rata crescente una scelta conveniente solo per l’Istituto di credito.

Se siete stati allettati a scegliere questa tipologia di finanziamento e volete scoprire quale sia il costo reale del credito e quanto sia possibile recuperare sul vostro mutuo contattateci subito per una preanalisi gratuita tramite l’apposito modulo di contatto o inviando una mail all’indirizzo info@tafitalia.com.

 

l'Euribor crolla ma non i tassi sui mutui

L’Euribor crolla sotto zero, ma per alcune banche la matematica è un’opinione.

Di certo non esiste scienza più esatta della matematica, con migliaia di regole e teoremi che ne disciplinano l’esercizio rendendola una realtà assoluta.
Eppure ancora una volta c’è chi è riuscito a rendere la matematica priva di ogni logica e a rimetterci saranno naturalmente i cittadini.
Già dal 2014 ci si interrogava sugli effetti che l’Euribor avrebbe avuto sui tassi d’interesse nel caso fosse crollato sotto zero.
Ciò che si prospettava, secondo logica, era un naturale abbassamento degli interessi sui mutui a tasso variabile il cui valore viene calcolato in base a quello dell’Euribor.
In fondo il calcolo del tasso d’interesse è frutto di una semplice somma tra il tasso fisso stabilito con la banca al momento della stipula (Spread) e l’Euribor che varia a uno o a tre mesi secondo le diverse tipologie di mutuo.
Lo scorso gennaio l’Euribor a un mese era sceso a – 0,002% ma la vera svolta è arrivata a febbraio quando anche quello a tre mesi è crollato sotto zero con un valore pari a – 0,001%.
Matematicamente parlando, sommando a un numero positivo un numero negativo otterremo un valore inferiore a quello iniziale, in questo caso lo Spread stabilito in fase di registrazione.
Mai prima d’oggi si era assistito a un fenomeno di tale portata e soprattutto mai era stata considerata l’ipotesi che potesse accadere, motivo per cui le banche sono state colte alla sprovvista non avendo “difese” contro l’eventualità di vedersi ridurre i profitti derivati dagli interessi.
Naturalmente gli istituti di credito non hanno perso tempo e sono corsi ai ripari inserendo un’apposita clausola che tuteli la quota d’interesse fisso dall’andamento ballerino dell’Euribor.
In pratica viene stabilito che il tasso d’interesse non può mai essere inferiore al valore dello Spread.
Certamente da oggi questa clausola sarà indicata su ogni nuovo contratto stipulato ma che ne sarà di quelli già in essere?
L’ipotesi più accreditata è che molti istituti bancari cercheranno di integrare i contratti già attivi inserendo condizioni diverse rispetto a quelle stabilite inizialmente, ecco perché è sempre meglio rivolgersi a un esperto prima di firmare una qualunque proposta di modifica da parte della banca.