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morosità: oltre le 18 rate scatta il pignoramento

Mutuo: pignoramento diretto si potrà evitare anche dopo le 18 rate.

Nei giorni scorsi il governo è tornato sui suoi passi, portando da 7 a 18 il numero di rate del mutuo insolute oltre le quali la banca possa avanzare diritti di pignoramento sull’immobile.

Per procedere alla vendita senza passare dall’asta giudiziaria sarà comunque necessaria la firma della clausola di inadempimento, sottoscritta liberamente dal cittadino al momento della stipula.

Consequenzialmente al pignoramento e alla successiva cessione, la banca sarà tenuta all’annullamento totale del mutuo anche nel caso in cui la vendita non sia in grado di coprire il residuo del debito.

La clausola di risoluzione a fronte dell’inadempimento resterà comunque facoltativa e potrà essere applicata solo ai nuovi contratti.

Non è difatti prevista retroattività sulla sottoscrizione dell’atto e sull’applicazione dello stesso in relazione a mutui già in essere, neppure in caso di surroga.

Cosa cambierà:

Questa manovra lascerà facoltà di decisione al cittadino che potrà optare per una via di risoluzione definitiva senza strascichi d’insolvenza a fronte della perdita dell’immobile, oppure scegliere di non sottoscrivere la clausola d’inadempienza lasciando che, una volta superato il limite di rate previste dalla legge, la banca sia tenuta comunque a richiedere regolare processo giudiziario.

Come indicato, se dalla vendita dell’immobile non fosse possibile arrivare a colmare il debito residuo, la banca sarà comunque tenuta alla risoluzione del mutuo senza potere avanzare ulteriori pretese.

Nel caso in cui la cifra ricavata dalla vendita fosse invece superiore all’importo dovuto, la banca sarà tenuta a trattenere solo quanto necessario al saldo del debito e a restituire al cittadino l’eccedenza.

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pignoramento e vendita diretta

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l'Euribor crolla ma non i tassi sui mutui

L’Euribor crolla sotto zero, ma per alcune banche la matematica è un’opinione.

Di certo non esiste scienza più esatta della matematica, con migliaia di regole e teoremi che ne disciplinano l’esercizio rendendola una realtà assoluta.
Eppure ancora una volta c’è chi è riuscito a rendere la matematica priva di ogni logica e a rimetterci saranno naturalmente i cittadini.
Già dal 2014 ci si interrogava sugli effetti che l’Euribor avrebbe avuto sui tassi d’interesse nel caso fosse crollato sotto zero.
Ciò che si prospettava, secondo logica, era un naturale abbassamento degli interessi sui mutui a tasso variabile il cui valore viene calcolato in base a quello dell’Euribor.
In fondo il calcolo del tasso d’interesse è frutto di una semplice somma tra il tasso fisso stabilito con la banca al momento della stipula (Spread) e l’Euribor che varia a uno o a tre mesi secondo le diverse tipologie di mutuo.
Lo scorso gennaio l’Euribor a un mese era sceso a – 0,002% ma la vera svolta è arrivata a febbraio quando anche quello a tre mesi è crollato sotto zero con un valore pari a – 0,001%.
Matematicamente parlando, sommando a un numero positivo un numero negativo otterremo un valore inferiore a quello iniziale, in questo caso lo Spread stabilito in fase di registrazione.
Mai prima d’oggi si era assistito a un fenomeno di tale portata e soprattutto mai era stata considerata l’ipotesi che potesse accadere, motivo per cui le banche sono state colte alla sprovvista non avendo “difese” contro l’eventualità di vedersi ridurre i profitti derivati dagli interessi.
Naturalmente gli istituti di credito non hanno perso tempo e sono corsi ai ripari inserendo un’apposita clausola che tuteli la quota d’interesse fisso dall’andamento ballerino dell’Euribor.
In pratica viene stabilito che il tasso d’interesse non può mai essere inferiore al valore dello Spread.
Certamente da oggi questa clausola sarà indicata su ogni nuovo contratto stipulato ma che ne sarà di quelli già in essere?
L’ipotesi più accreditata è che molti istituti bancari cercheranno di integrare i contratti già attivi inserendo condizioni diverse rispetto a quelle stabilite inizialmente, ecco perché è sempre meglio rivolgersi a un esperto prima di firmare una qualunque proposta di modifica da parte della banca.